Tratti dal libro – PREPARARE UN FUOCO –
Nel “bianco silenzio” di una Natura indifferente e nemica, si consuma la dura lotta per la sopravvivenza. E quando fa “un freddo dannato”, l’unica speranza di salvezza è preparare un fuoco
Si trattava di un incidente insignificante, in sé, perché non c’è uomo che possa annegare in quattro centimetri di acqua. Ma le conseguenze di questo incidente erano la cosa peggiore che potesse capitare a Tom Vincent. Nel momento in cui sfondò, sentì l’acqua fredda colpirlo ai piedi e alle caviglie: fece qualche balzo e riuscì ad arrivare a riva. Era composto e calmo e sapeva che la cosa giusta da fare, l’unica cosa da fare, era di preparare un fuoco.
Sapeva anche di doverci mettere parecchia cura nella preparazione del fuoco, perché se avesse fallito al primo tentativo, le possibilità di fallire la seconda volta aumentavano di molto. In altre parole, sapeva di non poter sbagliare.
No, il veterano di Sulphur Creek non poteva sbagliarsi: faceva un freddo dannato. Passeggiò avanti e indietro pestando i piedi e sbattendo le braccia sui fianchi, fino a quando il ritorno del calore corporeo non lo rassicurò. Solo allora astrasse i fiammiferi per fare un fuoco.

Seppur breve come lettura, poche decine di pagine, questo racconto nel modo in cui si lascia leggere fa sì che al lettore sembrerà vivere la disavventura in prima persona.
Per quelli che come me amano stare fuori, in un bosco e sedere davanti al fuoco e che si sono ritrovati a doverlo accendere proprio in inverno, con neve e temperature basse, questo libro assume un significato rievocativo e romantico.

Leggendo questo opuscolo non aspettatevi nozioni tecniche o suggerimenti per come fare a risolvere una situazione o per riuscire a compiere un’azione. Aspettatevi invece un avventuroso cortometraggio letterario. Il racconto, attraverso alcune azioni del protagonista ci riporta (a me è successo) in quei momenti in cui ci siamo ritrovati a dover accendere un fuoco, e tormentati dal freddo, a compiere gli stessi gesti e molto probabilmente anche gli stessi identici errori suoi, con l’unica fondamentale differenza, di non essere in Alaska e di non ritrovarci a 60° sotto zero.
È molto bello e ve lo consiglio.
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