Cosa accade al nostro corpo quando è messo alla prova da condizioni estreme come il freddo?
I popoli che si sono spinti a vivere alle latitudini artiche conoscono bene il freddo e le possibili conseguenze che esso può arrecare al corpo umano perché vi sono quotidianamente esposti. Loro conoscono tutti gli espedienti per conviverci, ne hanno fatto un vero stile di vita. Noi invece, oggi ci siamo disabituati troppo alla condizione del freddo, un po’ grazie alla tecnologia dei materiali e un po’ anche a causa di inverni sempre più miti alle nostre latitudini. Ma, quando si svolgono certe attività all’aperto, conoscere in anticipo le mosse del “nemico” può salvarci la vita. Vediamo insieme come reagisce il corpo umano al freddo e in particolare come riconoscere i vari livelli di ipotermia per essere consapevoli in ogni momento di cosa ci sta accadendo.
COS’È L’ IPOTERMIA
L’ipotermia è una condizione di emergenza dove il corpo perde più calore di quello che riesce a produrre. Per essere più precisi, ci si ritrova in condizioni ipotermiche quando la temperatura corporea interna scende al di sotto dei 35°C.
In relazione al grado di raffreddamento corporeo si può andare incontro a ipotermia lieve (T 33-35°C), moderata (T 28-32°C) o grave (T < 24°C).

COME SI INNESCA IL PROCESSO CHE CI PORTA VERSO LO STATO IPOTERMICO?
Quando siamo esposti a condizioni di perdita di calore, quindi non solo a causa della temperatura dell’aria particolarmente bassa, ma magari perché veniamo a contatto con acqua, neve o ghiaccio, la dispersione di calore viene compensata in prima battuta con la vasocostrizione cutanea, in particolar modo nelle zone periferiche e poi per mezzo della termogenesi. Dal momento che le condizioni non migliorano, sopraggiungono i brividi, questi sono il risultato dell’attività muscolare mirata ad aumentare la produzione di calore.
La condizione ipotermica viene raggiunta più o meno velocemente in relazione alle condizioni di freddo alle quali siamo sottoposti. In generale, l’acqua fredda determina un raffreddamento più repentino e violento rispetto all’esposizione all’aria fredda. La spiegazione è piuttosto intuitiva: l’acqua ha una conducibilità termica 24 volte maggiore rispetto all’aria, così lo scambio di calore avviene più rapidamente. Nello stesso tempo c’è da considerare anche quanto veloce è il flusso al quale siamo sottoposti. Se ci ritroviamo in condizioni di acqua calma o in assenza di vento la perdita di calore sarà molto diversa rispetto a condizioni di acqua corrente o vento. Ecco perché in montagna il nemico principale è la tempesta di neve: questa si verifica con temperature molto basse e con venti molto forti che determinano una grande perdita di calore in poco tempo.

IPOTERMIA LIEVE
Quando si raggiunge la soglia di circa 1°C al di sotto della temperatura ideale (36,8°C) aumenta la pressione (+23%) e la frequenza cardiaca (+16%). Inoltre, anche la frequenza respiratoria aumenta; il corpo sta cercando in questa prima fase di ipotermia lieve di mantenere il più possibile alta la temperatura di tutto il corpo.
IPOTERMIA MODERATA
In seguito alla prima fase in cui il corpo cerca di compensare le perdite di calore sulla superficie della pelle ne segue una in cui la temperatura degli arti, in particolare delle braccia e delle cosce, iniziano a diminuire più rapidamente rispetto a quelle del tronco e della testa. Quando si arriva ad uno stato di moderata ipotermia, il flusso sanguigno diminuisce nelle zone periferiche, la gran parte dell’energia, per evitare danni, è convogliata agli organi vitali interni.
Quando la temperatura interna scende sotto i 32,2°C, un ultimo campanello d’allarme, percepibile in modo coscienzioso, ci avverte che stiamo per andare verso l’ultimo stadio dell’ipotermia. La frequenza cardiaca e quella respiratoria come anche la pressione sanguigna diminuiscono. Questo sistema permette al sangue tramite la circolazione di non disperdere ulteriormente il calore rimasto.
Sotto i 30°C reagire attivamente è impossibile
Se continuano le condizioni sfavorevoli al nostro equilibrio termico e si continua a perdere calore, si arriva nella maggior parte dei casi a uno stato comatoso, a questo punto la temperatura interna è inferiore ai 30°C.
IPOTERMIA GRAVE
Se scende ulteriormente, sotto i 27,8°C si incorre nello scompenso cardiaco, con tutto quello che ne consegue.
COME CAPIRE QUANDO L’IPOTERMIA CI STA ATTANAGLIANDO
La vasocostrizione, i brividi e gli spasmi muscolari sono di per sé segnali già importanti di cui tenere conto e siamo capaci di riconoscerli come tali, in questa condizione siamo ancora in grado di prendere provvedimenti affinché la situazione non peggiori.
Questo perché è vero che è l’inizio di uno stato di scompenso termico, ma nello stesso tempo è anche sintomo che la temperatura interna non è ancora scesa a livelli preoccupanti.

Difendersi da queste condizioni non è difficile, bisogna sapersi vestire con intelligenza, bisogna saper riconoscere subito i primi segnali e porvi subito rimedio e in caso di emergenza bisogna saper attuare senza indugi le PTT (procedure, tattiche, tecniche) del caso per avere salva la vita.
